Con questa mia lettera indirizzata a tutti voi, desidero proporvi il mio programma pastorale condiviso con gli altri frati della Comunità religiosa dei Frati Servi di Maria che, chiamati dall’allora arcivescovo cardinale Corrado Ursi, dal l 1971 servono la Parrocchia, chiedendo a tutti voi di farci percepire la vostra vicinanza ed amicizia che dobbiamo tutti intraprendere.

Care Amiche ed Amici, dopo quasi quarant’anni trascorsi a Roma nel servizio accademico alla Pontificia Facoltà Teologica “Marianum”, retta dal mio Ordine dei Frati Servi di Maria, servizio prestato anche presso altri Centri Accademici non solo romani, fra cui amo menzionare la Facoltà di Medicina e Chirurgia “Agostino Gemelli” (Università Cattolica del “Sacro Cuore”), ove per più di vent’anni ho insegnato “Introduzione alla Teologia” e dove ho conosciuto, servito e amato diverse generazioni di giovani studenti di medicina, da cui ho molto ricevuto in ordine al mio essere uomo, frate, sacerdote e docente, torno a Napoli con gioia e trepidazione ringraziando il Signore e la Vergine Madre per questa nuova opportunità di ministero.  

Il servizio ministeriale e pastorale non è mai (e non deve diventare) l’amministrazione burocratica del sacro. Esso è piuttosto il complesso intrecciarsi di più storie.

C’è la storia della Chiesa di Gesù Cristo, universale e locale, che attraversa i secoli camminando con gli uomini e le donne dei tanti tempi e luoghi, confessando il suo Signore, preparando il suo ritorno attraverso la condivisione delle loro gioie, delle loro speranze, delle loro tristezze e delle loro angosce. C’è la storia di un determinato territorio e delle persone che lo abitano: una storia da ascoltare senza pregiudizi e senza superbia, ben sapendo che “lontano” e “vicino” sono categorie del tutto inadeguate se con esse si intende valutare mondanamente il vissuto che Cristo e lo Spirito rendono possibile ad ognuno. C’è la storia della comunità religiosa che in quel territorio abita, magari da secoli, e che è riuscita a mantenere con esso un “rapporto sponsale”: uno “stare insieme” cui non si è voluto rinunciare, nonostante le difficoltà che soprattutto oggi si fanno più acute; e nonostante tante voci che, modellate sui criteri umani, hanno come effetto quello di “rinchiudere” dentro quelle difficoltà e di coltivare l’acredine, la recriminazione, l’accidia. C’è la storia dei singoli religiosi che compongono la comunità, chiamati a far incontrare l’esperienza umana, spirituale ed ecclesiale che hanno ricevuto in dono con quella delle persone al cui servizio sono stati destinati, perché il dialogo, la conoscenza reciproca e la cooperazione diventino la via attraverso cui testimoniare la Via che non fa preferenze perché tutti accoglie nel mistero del suo Amore.

La missione che mi è stata affidata dai Superiori dei Frati Servi di Maria (in primis il padre Provinciale fr. Paolo M. Orlandini) e dall’Arcivescovo mons. Domenico Battaglia all’interno e a favore dell’Archidiocesi di Napoli (come Priore conventuale e come Parroco della comunità di “Santa Maria del Parto” a Napoli-Mergellina), cui ho dato la mia piena e totale disponibilità, entra in questo intreccio di storie: è, insieme, un essere consegnato e un consegnarsi a tali storie, con il proprio bagaglio di vita da trasformare in opportunità senza che la “psicologia della tomba” lo trasformi in rimpianto.  Non si entra in questo intreccio di storie né si diventa “parte buona” di esso in modo passivo e fatalista. Ma con la consapevolezza, l’entusiasmo e l’umiltà di chi è si lasciato attirare dalla bellezza che si dispiega nella sua costruzione, nella sua evoluzione, nel suo sviluppo. Nella piena coscienza che di tali storie il Signore e il Salvatore è il Cristo e nessun altro; è lui ad indicarne la meta; è sempre lui ad offrirne i criteri di discernimento.

Alla luce di tutto ciò e per rispondere agli inviti della Chiesa universale e locale, desidero dare forma (alla comunità parrocchiale da noi accolta e servita) a questa missione attraverso la promozione di uno stile mariano nel cammino che porta alla maturità cristiana ed ecclesiale. Anche con la creazione di un Centro Mariano dove la conoscenza teologica, ecumenica e pastorale della Madre del Signore e icona della Chiesa “in uscita” verso l’umanità bisognosa e verso il Dio di Gesù, ci sostenga e ci aiuto a concretizzare la passione per il benessere della famiglia umana, nella responsabilità e nell’amore-servizio verso le giovani generazioni, nella cura dei poveri e degli scartati che dà loro voce per esprimere la dignità umana e sovrannaturale di cui sono portatori.

Chi, infatti, meglio della Madre di Gesù, può educare con la Parola di Dio, con l’esempio e con la sollecitudine di una madre e di una sorella, a divenire adulti nella fede all’interno di una comunità che desidera essere uno strumento di riconciliazione e di pace? Chi meglio di santa Maria può insegnare, con la sua storia terrena e con la sua storia celeste, scrutate entrambe con “intelletto d’amore”, ad abitare attivamente l’intreccio di storie che danno forma al “sinodo” della nostra vita, della nostra testimonianza, della nostra preghiera, della nostra carità? Il carisma religioso dei frati Servi di Maria (nati a Firenze nel 1233) è la persona vivente della Donna di Nazareth, nella luminosa molteplicità delle sue espressioni, attestate dalla Parola e sperimentate dalla comunità che tale Parola ascolta, comprende e vive in compagnia degli ultimi. Una Chiesa sinodale nella sua essenza, nella sua anima e nella sua azione, ha tutto da guadagnare nel ricevere in dono Maria di Nazareth, la Donna sinodale.

Dieci anni fa, nel 2012, da Preside della Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” (in Roma), scrissi: «la Chiesa e le sue istituzioni, di cui il “Marianum” è parte integrante, come ebbe a dire il beato [oggi santo] Giovanni Paolo II nella sua visita alla Facoltà il 10 dicembre 1988, sono credibili nella misura in cui sono “sinodali”, cioè stabili luoghi dove la comunione è ricercata e costruita nello stile del teologare, dell’insegnare, del tramandare e del servire. La carità intellettuale, vera anima della ricerca teologica, manifesta proprio nel suo versante mariologico l’esigenza imprescindibile del raccordo e della sintesi: non tanto nel senso hegeliano del superamento di qualcosa o di qualcuno, quanto piuttosto del mai senza l’altro, per riprendere le congrue e sapienti parole di Michel de Certau. Santa Maria di Nazaret […] sa porre tutto in relazione senza fare indebite confusioni, indicando anche chi sta nel fondo di questa “opzione fondamentale” che coinvolge la vita, il pensiero, la parola e l’azione: lo Spirito. “Sinodalità” e “Spirito” sono inseparabili insieme alla Serva del Signore, che accogliamo con sempre rinnovato e gioioso “intelletto d’amore” […]. Lo stile sinodale del pensare [… e del vivere] indica un imperativo antropologico-sociale di fondo: la conoscenza è essenzialmente bene comune e la promozione-garanzia della sua qualità è la base per evitare la frammentazione e l’incomunicabilità tra le varie sfere che compongono l’esperienza e la vita. Tale imperativo antropologico costituisce oggi una vera e propria sfida per la mariologia […], anche di fronte a diversi ma incisivi (almeno in certi ambienti ecclesiali) anacronismi che sembrano oggi colorarla (anche nel vasto e complesso campo della pietà popolare) in nome di una preconcetta e pessimista visione del mondo e della storia, che inibisce a priori il dialogo dei saperi e il dialogo della vita».

Oggi, dieci anni dopo, mi sembra che queste parole – al di là della forma con cui sono state espresse e dell’occasione in cui sono state pronunciate – conservino, nella sostanza, tutta la loro attualità. Non solo in un ambiente universitario – che potrebbe far pensare ad una realtà distante dalla quotidianità e, quindi, ad un mondo che interessa solo qualcuno ma non tutti – ma nello stesso vissuto ordinario e feriale dei cristiani e delle cristiane. Essi, infatti, oggi più che mai sono chiamati ad essere nel mondo, grazie alla fedeltà alla vocazione ricevuta e ad una permanente formazione/educazione di sé ai valori del Regno di Dio, artefici di comunione all’interno di una società divisa e che divide, dilaniando il “tutto è connesso” da cui sgorga la vita, la sua dignità e la sua qualità; comunità credibile nell’affermare con le parole, le opere, i segni, che “nessuno si salva da solo”; voce dei senza voce, che vengono “silenziati” per occultare le distorsioni su cui abbiamo costruito e stiamo costruendo la nostra città terrena, dando pure spazio alla violenza feroce.

Santa Maria, Donna sinodale, voglia accompagnarci in questa crescita e in quest’opera che desideriamo intraprendere da fratelli e sorelle del Cristo. E voglia benedire questo intreccio di storie che si arricchisce di un ulteriore capitolo messo a disposizione dalla Provvidenza perché sappiamo e vogliamo condividerlo tra noi e con ogni uomo e donna di questo quartiere e della nostra città e chiesa di Napoli impegnate a concretare un futuro stabile e sinodale nel Dio trinitario a cui con insistenza e sapienza pastorale ci richiama Papa Francesco.

Cari Amici ed Amiche, saluto tutti e ciascuno chiedendo a ciascuno una fattiva collaborazione per ricreare e intensificare a costruire una Comunità parrocchiale che, come insistono sia Papa Francesco che il nostro Arcivescovo Don Mimmo, sappia vivere e testimoniare il Vangelo della fraternità ad intra e ad extra, testimoniando, senza divisioni, discordie e dannosi protagonismi, la bellezza e l’impegno di una parrocchia sicuramente ed efficacemente sinodale le cui parole d’ordine sono: ComunionePartecipazioneMissione.